Dialettu, lesiun 22

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Siamo arrivati alle ventiduesima puntata della nostra ricerca sull’etimologie delle parole dialettali. Iniziamo la lettera G

 

Gabibbu (straniero, terrone ma senza senso dispregiativo) dall’arabo Habib, che era il nome proprio più diffuso tra i portuali di Assab, la città eritrea acquistata dall’imprenditore genovese Raffaele Rubattino nel 1869 e poi ceduta allo stato italiano che ne fece la base della sua prima avventura coloniale. Le navi genovesi continuarono a garantire i collegamenti con la colonia servendosi di manodopera locale. Molti lavoratori si chiamavano Habib (letteralmente vuol dire “amato”) e la voce passò ad indicare genericamente tutti gli stranieri. Nel Magreb ha invece il significato di “amico”

Gainasu (sterco dei polli) da Gaìna (gallina), con suffisso dispregiativo. Vedi anche lo spagnolo gallinazo

Gamata (cassetta per la calce) dal latino gabata, letteralmente scodella

Ganascia (mascella) dal francese ganache, a sua volta (probabilmente) dal greco gnathos

Gaosciu e Garosciu (bigoncio) dal latino gastrum, letteralmente: vaso panciuto o concius, la relativa unità di misura

Garbu (buco) dal provenzale garbo (cavo del tronco) da una voce celtica, forse kerb

Gargaossu (ugola) dal latino tardo gargala (trachea). In spagnolo garganta

Garsùn (ragazzo) dal francese garçon. Vedi anche l’italiano garzone

Gaseta (asola) diminutivo di Gassa (cappio, anello) voce marinara genovese forse di importazione araba

Gatìu e Gratìu (solletico) dal latino gaudium (gioia), provenzale gatul, francese chatouille ma c’è anche una radice germanica kitl

Gaülu (gheriglio) dal latino tardo carulium, a sua volta derivazione del greco Karyon (noce)

Gavassu (gozzo) è un probabile adattamento dell’italiano gavazzo, passato ad indicare il gozzo perché si riteneva che venisse soprattutto a chi gavazzava. L’etimologia è incerta. Perlopiù si fa risalire ad una base celtica

Ge (bietola) dal latino medioevale bleda

Géfre (orecchioni) dal francese antico gifle a sua volta dal tedesco kifel

Genàu (a disagio) dal francese gêne, di identico significato

Gerebò (il rimbalzo di una biglia contro un ostacolo) dal francese rebònde e spagnolo rebote di significato analogo

Gernà (pranzo) dallo spagnolo cebar (mangiare), ma vedi anche Disnà

Gèvu (zolla di terra) dal latino gleba (terra) a sua volta dal greco ge

Gexa (chiesa) dal latino ecclesia, da cui anche l’italiano chiesa, il francese eglise, lo spagnolo iglesia… ma nell’imperiese Gexa significa anche aguglia, con un passaggio semantico incerto

Ghignu (espressione torva) dal provenzale guinhar, francese guigner

Ghindeu (arcolaio) probabilmente dal portoghese guindar (allungare), ma in tedesco arcolao si dice winde, che vuol dire anche argano e riporta all’italiano ghinda, con lo stesso significato

Ghindun, Gheindon e Ghirindòn (comodino) dal francese gueridon = tavolino da notte

Gi (tipo di lumaca) onomatopeico, ricorda il rumore di questa lumaca quando viene colta e si ritira nel guscio

Giabachìn (trapano) dal francese vilebrequin

Giaira (greto del torrente e il torrente stesso) dal latino glarea (ghiaia)

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