Imperia: i dati della Confartigianato confermano la crescita del settore moda, però servirebbe più pugno di ferro per contrastare la contraffazione

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Sono 1.270 le imprese artigiane in Liguria della Moda (tessile, abbigliamento, calzature, accessori, gioielli e orologi) che complessivamente, comprese anche le altre imprese del settore, contano 2.148 addetti. Una realtà che, nel corso del 2016, ha registrato 151 milioni di euro in Export pari al 14,7% del valore aggiunto. I dati sono stati diffusi dalla Confartigianato in occasione del convegno ‘La filiera della legalità’ svolto a Milano.

Durante l’appuntamento è stato presentato un rapporto sul trend del settore della moda italiana e sulle minacce della contraffazione. La moda italiana è la più bella del mondo ma anche la più ‘copiata’: un primato negativo, quello della contraffazione, che colpisce le nostre imprese del settore sottraendo loro 9,9 miliardi l’anno a livello nazionale in termini di mancate vendite. I danni della contraffazione si riflettono anche sull’occupazione, impedendo alle imprese di creare 88.500 posti di lavoro.

Nel lanciare l’allarme, la Confartigianato denuncia come i ‘falsi’ colpiscano uno dei settori più vitali del made in Italy e ad altissima vocazione artigiana: nel fashion operano infatti 78.416 imprese artigiane (il 55,4% delle 141.523 aziende complessive del settore) che danno lavoro a 205.504 addetti (poco meno della metà dei 550.425 addetti totali)”.

Secondo la rilevazione di Confartigianato, a livello mondiale i ‘falsi’ nel settore della moda valgono 66,3 miliardi di euro e rappresentano il 32% di tutte le merci contraffatte. L’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Usa, per il maggior danno alle imprese da violazione dei diritti di proprietà intellettuale derivante dalla contraffazione. Tra il 2008 e il 2016, il 64% dei sequestri eseguiti in Italia riguarda proprio merci del settore moda, per un valore di 3,3 miliardi.

Cina, Turchia e Thailandia sono i primi tre Paesi da cui proviene la maggior parte delle merci ‘taroccate’ della moda destinate al mercato europeo e che transitano soprattutto a Hong Kong, Singapore e Iran. Dalla Cina, in particolare, arriva il 41,8% dei prodotti sequestrati nell’Unione europea nel 2015.

Ma il mercato del falso alimenta sommerso e attività illegali anche nel nostro Paese: quello della moda è infatti il settore manifatturiero con il maggior tasso di irregolarità, pari all’11,1%, dell’occupazione del settore. Il commercio on line ha contribuito ad espandere il fenomeno dei falsi. In 5 anni infatti, nell’Unione europea, è aumentato dal 5,7% a quasi il 23% il valore dei sequestri di merce contraffatta spediti per posta e corriere espresso.

Dalla rilevazione di Confartigianato emerge che nel 2017 le aziende italiane della moda hanno fatto registrare la crescita del 2,9% del fatturato e contribuiscono a mantenere in attivo la nostra bilancia commerciale: lo scorso anno l’export italiano ha totalizzato 61 miliardi di euro, con un aumento dell’1% rispetto al 2015. La tenuta sui mercati esteri è accompagnata da una ripresa dei consumi interni: la spesa degli italiani in abbigliamento e calzature è aumentata dello 0,4% tra il 2015 e il 2016, attestandosi ad una media per famiglia di 118 euro mensili per abbigliamento e calzature.

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