Pubblico, abbocco e bastono

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La recente vicenda della puerpera spostata di stanza all’ospedale di Imperia ha rappresentato uno specchio inquietante di come sia sempre più difficile dialogare serenamente. La storia è semplice: una neo-mamma è spostata di camera perché sta arrivando un’altra puerpera che presenta una patologia infettiva, e si teme un contagio. Una precauzione di carattere sanitario, insomma. Ma qualcuno suggerisce (non si sa se per stupido scherzo o per convinzione) che lo spostamento sia dovuto al fatto che il marito (turco) della puerpera numero due non gradisca che nella stanza dove si trova sua moglie possano entrare altri uomini…
L’amo è lanciato. Su Facebook si scatena la reazione più sconsiderata, da una parte e anche dall’altra, con una serie di commenti che sforano abbondantemente il limite dell’insulto. Accuse di razzismo, di razzismo al contrario, appelli alla “dignità”, qualunque cosa si intenda con questo termine.
Non è certo la prima volta, e non è nemmeno limitato al razzismo. Scorrendo i post che appaiono su vari gruppi di Facebook capita spesso di imbattersi in cosiddetti “dibattiti” che finiscono a insulti. Forse è l’esempio di certa televisione. Di sicuro si prendono per buone anche affermazioni che un minimo di prudenza suggerirebbe di vagliare con più attenzione.
Quando poi l’argomento sconfina nella politica, apriti cielo! Non si tollera un’idea diversa nemmeno di fronte all’evidenza. E giù insulti e pesanti “bacchettate”.
I nostri nonni, con molto buonsenso, dicevano: “Alla prima si perdona, alla seconda si ragiona, alla terza si bastona.” Oggi abbiamo fretta: arriviamo subito alle bastonate.
Bif

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